Tag: romantico

La Pergola – 3 stelle sopra Roma

Questo non sarà un post canonico, non può esserlo obiettivamente: La Pergola non ha bisogno di presentazioni, tanto meno di nostri ordinari post. Sarà giusto un omaggio consumato tra qualche ossequiosa riga e una riverente sequenza di scatti che certo non riuscirà a rendere giustizia alla bellezza dei piatti (si bellezza, non c’è altro termine pieno), ma che se non altro tenterà di trasferire suggestioni. La Pergola era per certi versi una sorta di “sogno nel cassetto” da aprire, prima o poi. Il “poi” a un certo punto è arrivato, era il “poi” giusto. Uno di quei “poi” che capitano una volta (o almeno si spera) nella vita. Cosa resta di quella serata dunque. Almeno tre  impareggiabili sensazioni che rimarranno a lungo impresse: l’aver assaporato consistenze e accostamenti fuori da qualsiasi memoria, ma che nella memoria desiderano restare intrappolati, l’esser stati per tutto il tempo cullati dall’aria rara che lì si respira, l’aver lentamente volato su Roma, tra le stelle, appunto… …e altrettanti Oscar che avremmo voluto seduta stante “statuettizzare” e consegnare: al Sottobosco che porta letteralmente gli umori della Terra sottopalato, ai Fagottelli di Carbonara e allo sguardo appassionato e fiero di Heinz Beck e del suo staff. Dedicato al “poi” giusto. Amuse bouche. Astice gratinato al Patanegra su gazpacho freddo di sedano e pomodori verdi, Ostriche alla griglia su crema di zucca con aria di prezzemolo. Sottobosco… Fagottelli “La Pergola”, ripieni di...

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Pipero al Rex – passato e futuro perfettamente fusi nel presente

Trascorrere qualche ora – a pranzo o a cena – da Pipero, Alessandro Pipero, al Rex è come far continuamente avanti e dietro tra passato e futuro. Si avete capito bene. Sa di passato l’Hotel Rex di via Torino in cui al piano terra è incastonato il ristorante. A respirar gli arredi, i tendaggi, l’atmosfera interna che tutto permea un passato relativamente recente, forse anni ’70-’80; di fine ‘800 o giù di lì l'”involucro”. Fascino decadente invece per atrio, corridoi e dintorni nella via verso le room. E sempre di passato sa quella raffinatezza classica con cui sono sistemati i 20 coperti scarsi nell’ambiente ristorante. Una piccola anticamera con bancone e poi ecco a destra aprirsi la sala allestita con sei tavoli ricoperti da tovaglie bianche e impreziositi da poltroncine bordeaux, più qualche pezzo da novanta che ne “firma” i toni: un camino in marmo, si direbbe d’epoca,  che in pancia custodisce liquori e distillati, due lampadari moderni e una foto – o forse un ritratto – a parete che ritrae il profilo di Pipero (eccolo), nero su bianco. Sa di futuro quanto esce dalla cucina, dalle mani del giovane chef Luciano Monosilio, dal percorso di ideazione chiaramente vissuto con Pipero, si di nuovo lui. Sa di futuro appunto nella ricerca che trapela dalle preparazioni, nell’accostamento e nella trasformazione delle materie, nella proposizione dei piatti in tavola. Che ne dite di un menu “al contrario” con...

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Antico Arco – serata di coccole culinarie *Aggiornamento*

– Antico Arco, esterno** – Aggiornamento dei precedenti articoli (1 e 2)  che consigliamo di leggere per una vista d’insieme su questa Tavola e per le informazioni pratiche. Cosa c’è di nuovo? Una notizia relativamente recente – per questo ristorante da anni protagonista del palcoscenico della Roma gourmet – effettivamente c’è! “Antico Arco – serata di coccole culinarie” recita il titolo del nostro primo post: ecco quel titolo non è poi più così appropriato, e non per una dipartita delle coccole! Da qualche tempo infatti l’Antico Arco è aperto anche a pranzo con un menu ridotto (e senza biscottini-omaggio a fine pasto) rispetto al fratello maggiore versione dinner e con uno sconto del 10% sui prezzi. Qualche giorno fa è capitato di tornarci giusto a pranzo per un business lunch, finalità d’uso quanto mai azzeccata per ovvi e imperterriti motivi… Ciò che non è nuovo difatti – e che l’Antico Arco preserva con costanza – sono gli elementi che ormai da tempo ne fanno un riferimento in città: l’alto livello di un’offerta sempre a metà strada tra la creatività e le rassicuranti tradizioni, l’aria sofisticata e accogliente dell’ambiente, il servizio fedele a forma, precisione e cordialità. Ah dimenticavamo! Da un po’ c’è una novità “stradal-urbanistica” che poco c’entra con l’anima intrinseca del locale, ma di cui il locale stesso giova. Quel fastidioso vortice di traffico che si consumava a ridosso dell’ingresso al ristorante è...

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Osteria Giuda Ballerino – romanità, creatività e…fumetti! *Aggiornamento*

Aggiornamento del precedente articolo che consigliamo di leggere per una vista d’insieme su questa Tavola e per le informazioni pratiche. Cosa c’è di nuovo? Era una calda sera d’estate  quando – più di un anno e mezzo fa – accomodati in piazzetta avevamo cenato all’Osteria del Giuda. Era lo scorso inverno quando l’Osteria del Giuda entrava di diritto tra le nostre 10 Trattorie scelte in uno storico post per Dissapore Era una fredda serata di questa gelida stagione – circa un mese fa – quando accolti dall’ambiente avvolgente e divertente della saletta dell’Osteria ci siamo soffermati a girare e rigirare tra i piatti dell’incredibile menu. Certo starete pensando che “incredibile” sia un aggettivo imponente e importante, ma concedeteci il termine col significato un po’ più “rilassato” perchè – almeno a noi – sembra quasi incredibile quell’equilibrio qualità/creatività/prezzo che riescono a trasferire dal Ristorante stellato all’Osteria; e sempre quasi incredibile ci pare la costanza con cui nel tempo la parte low cost del Giuda tenga fede alla missione, alternando sui tavoli portate da Osteria (seppur sofisticata) a sapori di alta classe dell’adiacente Fratello Gourmet. Unione nevralgica tra Ristorante e Osteria resta l’affascinante spazio cucina a vista dove tutto nasce, collocato giusto nel mezzo tra i due, quasi – o forse senza il quasi – a far da perno tra due ingranaggi del motore Giuda. E prima di lasciarvi gli scatti (che tutto dicono!) della recente cena all’Osteria, non si può non far cenno al terzo nato in...

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Metamorfosi – la rivoluzione dei sensi

English version La serata trascorsa da Metamorfosi è stata una serata di domande. La prima. “Come può un posto così – si un posto così – non aver ricevuto nell’ultima “incoronazione” la stella Michelin?” Ecco, anche a distanza di qualche giorno da quella sera non abbiamo trovato una spiegazione che ci convincesse. L’unica parvenza di risposta semi-persuasiva è che “…è solo questione di tempo…” La seconda. “Ma perché abbiamo aspettato fino ad ora per mangiare qui? Perché non siamo venuti prima?” Ah si, altra bella domanda. E anche qui non abbiamo reperito una risposta plausibile. Un po’ fuorimano, e poi ne parlavano già in tanti (inflazionato prima ancora di nascere!), e comunque overbudget e quei pochi “stellati” che ci si può permettere vanno scelti col lanternino (si dice da queste parti). Vabbè tutte scuse, imperdonabile perdita di tempo. La terza. “Nel quartiere Parioli. Perché ha aperto proprio qui?!” (e sembra il gioco dei perché!). Beh ci sta che non abbia aperto proprio a Piazza Navona e dintorni, evviva la valorizzazione dei quartieri fuori centro storico. Certo perché proprio Parioli lo ignoriamo. Facciamola facile, sarà solo che qui i soldi girano più facilmente e magari hanno anche trovato i locali più adatti per valorizzare il progetto gastronomico. La quarta. “Può un posto essere al tempo stesso sofisticato e informale, international e radicato nella realtà locale, “caldo” e “freddo”?” Sulla carta un’impresa, nella pratica qui ti viene...

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Tavole Romane, alla ricerca di tutto il Buono di Roma – Da 7 anni!

La Mappa del Gelato

Mappa del Gelato Artigianale a Roma

La nostra Top30 delle gelaterie artigianali di Roma

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