Tag: ristorante

Sora Maria e Arcangelo a Olevano Romano – territorio con originalita’

Capita di abbandonarsi a pranzi e cene “fuori-porta”. In inverno e in estate, il “fuori-porta” non conosce stagione. O meglio a dirla tutta – e a voler abusare del significato delle parole – quello giusto le conosce le stagioni, eccome. Anzi diciamocelo: deve conoscerle, tanto per farti sprofondare nel clima e nell’aria che – guarda caso – cerchi dopo esserti lasciato alle spalle il cemento, quanto per catapultare i sensi verso  sapori e odori di periodo lontani da scaffali e locali omologati che le stagioni le hanno dimenticate. E tentano di farle dimenticare anche a noi. Ecco Sora Maria e Arcangelo è uno di quei “fuori-porta” giusti. A Olevano Romano – tra Castelli e Monti Simbruini, sufficientemente lontani dal cemento. Tra materie “vivaldiane” (e si lasciateci coniare un termine solo che sappia al tempo stesso di 4 stagioni). A questo aggiungeteci spasmodica attenzione al territorio e alla qualità degli ingredienti, tanto da riservare tutto l’anno un posto speciale a svariati Presìdi Slow Food (compreso menu degustazione dedicato), passione per il mestiere tramandata e preservata di generazione in generazione,  riuscite occasioni di incontro tra preparazioni della memoria e ricerca, location accogliente in un verace palazzetto di paese più un servizio cordiale e particolarmente efficiente. Ecco lì che una visita è auspicabile, saltandola si perderebbe obiettivamente un pezzo di cultura gastronomica dell’interland capitolino. E’ giusto di qualche settimana fa il nostro faccia a...

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La Pergola – 3 stelle sopra Roma

Questo non sarà un post canonico, non può esserlo obiettivamente: La Pergola non ha bisogno di presentazioni, tanto meno di nostri ordinari post. Sarà giusto un omaggio consumato tra qualche ossequiosa riga e una riverente sequenza di scatti che certo non riuscirà a rendere giustizia alla bellezza dei piatti (si bellezza, non c’è altro termine pieno), ma che se non altro tenterà di trasferire suggestioni. La Pergola era per certi versi una sorta di “sogno nel cassetto” da aprire, prima o poi. Il “poi” a un certo punto è arrivato, era il “poi” giusto. Uno di quei “poi” che capitano una volta (o almeno si spera) nella vita. Cosa resta di quella serata dunque. Almeno tre  impareggiabili sensazioni che rimarranno a lungo impresse: l’aver assaporato consistenze e accostamenti fuori da qualsiasi memoria, ma che nella memoria desiderano restare intrappolati, l’esser stati per tutto il tempo cullati dall’aria rara che lì si respira, l’aver lentamente volato su Roma, tra le stelle, appunto… …e altrettanti Oscar che avremmo voluto seduta stante “statuettizzare” e consegnare: al Sottobosco che porta letteralmente gli umori della Terra sottopalato, ai Fagottelli di Carbonara e allo sguardo appassionato e fiero di Heinz Beck e del suo staff. Dedicato al “poi” giusto. Amuse bouche. Astice gratinato al Patanegra su gazpacho freddo di sedano e pomodori verdi, Ostriche alla griglia su crema di zucca con aria di prezzemolo. Sottobosco… Fagottelli “La Pergola”, ripieni di...

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Pipero al Rex – passato e futuro perfettamente fusi nel presente

Trascorrere qualche ora – a pranzo o a cena – da Pipero, Alessandro Pipero, al Rex è come far continuamente avanti e dietro tra passato e futuro. Si avete capito bene. Sa di passato l’Hotel Rex di via Torino in cui al piano terra è incastonato il ristorante. A respirar gli arredi, i tendaggi, l’atmosfera interna che tutto permea un passato relativamente recente, forse anni ’70-’80; di fine ‘800 o giù di lì l'”involucro”. Fascino decadente invece per atrio, corridoi e dintorni nella via verso le room. E sempre di passato sa quella raffinatezza classica con cui sono sistemati i 20 coperti scarsi nell’ambiente ristorante. Una piccola anticamera con bancone e poi ecco a destra aprirsi la sala allestita con sei tavoli ricoperti da tovaglie bianche e impreziositi da poltroncine bordeaux, più qualche pezzo da novanta che ne “firma” i toni: un camino in marmo, si direbbe d’epoca,  che in pancia custodisce liquori e distillati, due lampadari moderni e una foto – o forse un ritratto – a parete che ritrae il profilo di Pipero (eccolo), nero su bianco. Sa di futuro quanto esce dalla cucina, dalle mani del giovane chef Luciano Monosilio, dal percorso di ideazione chiaramente vissuto con Pipero, si di nuovo lui. Sa di futuro appunto nella ricerca che trapela dalle preparazioni, nell’accostamento e nella trasformazione delle materie, nella proposizione dei piatti in tavola. Che ne dite di un menu “al contrario” con...

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Metamorfosi – la rivoluzione dei sensi

English version La serata trascorsa da Metamorfosi è stata una serata di domande. La prima. “Come può un posto così – si un posto così – non aver ricevuto nell’ultima “incoronazione” la stella Michelin?” Ecco, anche a distanza di qualche giorno da quella sera non abbiamo trovato una spiegazione che ci convincesse. L’unica parvenza di risposta semi-persuasiva è che “…è solo questione di tempo…” La seconda. “Ma perché abbiamo aspettato fino ad ora per mangiare qui? Perché non siamo venuti prima?” Ah si, altra bella domanda. E anche qui non abbiamo reperito una risposta plausibile. Un po’ fuorimano, e poi ne parlavano già in tanti (inflazionato prima ancora di nascere!), e comunque overbudget e quei pochi “stellati” che ci si può permettere vanno scelti col lanternino (si dice da queste parti). Vabbè tutte scuse, imperdonabile perdita di tempo. La terza. “Nel quartiere Parioli. Perché ha aperto proprio qui?!” (e sembra il gioco dei perché!). Beh ci sta che non abbia aperto proprio a Piazza Navona e dintorni, evviva la valorizzazione dei quartieri fuori centro storico. Certo perché proprio Parioli lo ignoriamo. Facciamola facile, sarà solo che qui i soldi girano più facilmente e magari hanno anche trovato i locali più adatti per valorizzare il progetto gastronomico. La quarta. “Può un posto essere al tempo stesso sofisticato e informale, international e radicato nella realtà locale, “caldo” e “freddo”?” Sulla carta un’impresa, nella pratica qui ti viene...

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