Mese: settembre 2011

Valzani – quei dolci che fermano il tempo!

Quando esci dalla Pasticceria Valzani, dopo aver irrimediabilmente fatto “zuccherose” scorte, due sono le irruenti sensazioni che ti percorrono. La prima: tutto sembra essere rimasto immobile dagli anni ’20 ad oggi. Le vetrine su via del Moro, agli albori ingresso di stalle e poi nel tempo covo di dolci magie, i banconi e gli sportelli a vetri che espongono le preparazioni, il laboratorio sul retro che tutto crea, l’aria che si respira pregna di devozione al mestiere e poi gli occhi della signora Valzani, che con fierezza proiettano nella bottega – ogni giorno d’apertura – le immagini del marito, il...

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Mezé Bistrot Mediterraneo – quel mediorientale che non ti aspetti!

Esattamente tra qualche riga scoprirete che siamo ancora a Monteverde. Intuibili i commenti dietro PC e smartphone a post aperto: “Il quarto nel giro di due mesi a Monteverde, non se ne può più!” “Wow ancora un locale TR sotto-casa…” ” Uhm di nuovo Monteverde, ma chissene…se ne vale la pena!” Solo alcuni… Ehhh sapete ormai come la pensiamo: se il posto ci piace non c’è regola di pubblicazione che tenga! E poi che la zona sia in fermento eno-gastro-culinario non è un segreto. Ma veniamo a Mezé, la digressione sulla collocazione gli sta inopportunamente togliendo la scena. Il nostro primo “incontro” risale a diversi mesi fa: è infatti primavera quando arriva al blog la segnalazione sobria e garbata dei proprietari. La leggiamo, la notiamo e poi tra un “va provato…” e un “si ma è un etnico e nel blog non c’è spazio per ora…” la segnalazione sfugge di mano. Insomma nessuna imperdonabile risposta al segnalatore, nessuna altresì imperdonabile pubblicazione sul “muro” delle segnalazioni.  Ma per nostra fortuna la notizia non sfugge alla memoria e così l’incontro – quello vero – stavolta avviene. Quando entri da Mezé – a via di Monteverde poco prima di piazzale Dunant – è forte la percezione di fusione. Fusione di culture che chiama fusione di sapori. E già, perchè qui si “abbracciano” le origini e le tradizioni libiche (della proprietaria), curde (dello chef),  spagnole di...

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La Campana – a suon di turisti?

Era davvero archiviato in fondo alla memoria il ricordo dell’ultimo tempo trascorso alla Campana. E’ non che sgomitasse per riaffiorare. Poi incappiamo in un gran parlare nel web, anzi per esser precisi in ripetute citazioni come imperdibile e genuina sosta in centro. E diventa così un dovere verso i lettori, oltre che una curiosità, capire se quell’ultimo ricordo un po’ sbiadito ha riacquistato luce. Di luce, anzi di caldo, ce ne è tanto quel giorno di inizio estate in cui decidiamo di pranzare qui. Alla ricerca dello scampanìo! Fuori un’afa insostenibile, per le vie una Roma da far west. Facciamo ingresso nel locale nel cuore del centro storico capitolino, tutto è praticamente rimasto “immobile”: gli arredi classici delle salette, il carrellone porta antipasti e contorni  e il banco frigo-mercato che espone frutta, verdura, pesce e qualche pietanza (dolci per esattezza). Il locale è semi-deserto, solo qualche tavolo è occupato da turisti. E sempre turisti sono quelli che si affacciano a chiedere informazioni sull’uscio. Dopo un attento giro sulla carta tra piatti prevalentemente di pesce – e un po’ annoiati da quel sentirci proporre preparazioni a base di carciofi (si saranno pure freschi ma sempre francesi sono, di stagionalità tricolore nulla hanno e proprio non ci vanno!) – scegliamo delle orecchiette con vongole e pomodorini e dei tonnarelli con alici e pecorino. Alle prime non riusciamo a perdonare la sabbia (troppa!) nel piatto; ai...

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Pizzeria da Massimo e Cinzia – un angolo di “teglia” anima l’Aurelia

E ora dalle Stelle di Bowerman alle Teglie di Massimo e Cinzia!!! Ma ormai sapete, inutile dilungarsi TR è questo: ristoranti, pizzerie, streetfood…di livello o più a portata di tasca purchè autentici e veraci, purchè valorizzino l’anima enogastronomica di Roma. Un buco, letteralmente un buco, quello gestito da Massimo e Cinzia (appena nominati!) a pochi metri da piazza Irnerio su Circonvallazione Aurelia. E devi proprio farci caso altrimenti sfugge alla vista. L’unica cosa che aiuta è un’insegna gialla che – guarda un po’ – recita “Pizza”. Il locale ci fa sempre uno strano effetto nostalgico: proietta indietro negli anni, quando a fine scuola ci si sporgeva al banco di vetro, di posti come questo, per un “quadrato” di pizza. Avresti fatto qualsiasi cosa per quel “quadrato” fumante di pizza all’orario di uscita! Varcando la soglia ci si ritrova in un minuscolo spazio dall’aria familiare e quasi completamente occupato dal banco espositivo. Subito dietro il minuscolo angolo cucina con il forno. Pareti recentemente ritinteggiate con un verde acido che “sveglia” alla vista! Un piccolo schermo sempre acceso proietta le news (o almeno trasmette quelle quando ci capita di passare a pranzo), mentre un tavolino tondo con sgabelli – a destra entrando – invita ad appoggiarsi nell’attesa. Quando il tempo lo consente si può sostare alla panchina sistemata fuori sul marciapiede, a delimitar lo spazio insieme ad un altro punto di appoggio. La pizza...

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Tavole Romane, alla ricerca di tutto il Buono di Roma – Da 7 anni!

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